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venerdì 15 aprile 2016

L'AMBIENTE E NOI

Se ambiente significa, letteralmente, ciò che c’è intorno, allora si deve intendere tutto, ma proprio Tutto, ciò che c’è intorno.Infatti la psiche inconscia sceglie in modo arbitrario tra le cose incontrate quotidianamente nell’ambiente.
Informazioni minuscole e banali possono avere effetti psichici subliminali giganteschi, come mostrano i residui diurni dei nostri sogni.
Perché diamine siamo andati a sognare proprio quella cosa lì?
Gran parte della nostra giornata passa inosservata e non sarà mai più ricordata, ma ecco che la psiche pesca i rottami che galleggiano nell’ambiente e li consegna al sogno.Il sogno, l’impianto di riciclaggio dell’ambiente, trova nella spazzatura i valori dell’anima.Il sogno: un artista che si appropria di immagini presenti nell’ambiente per richiamarle alla memoria più tardi, in pace.
Poiché lo spazio in cui ci aggiriamo è fatto di realtà psichiche che influiscono sulla nostra vita, dovremmo ampliare la nozione di ambiente nel senso di una ecologia del profondo, partendo dall’ipotesi che il nostro pianeta sia un organismo vivente che respira e si autoregola.Poiché qualunque cosa abbiamo intorno può nutrire la nostra anima in quanto alimenta immaginazione, là fuori è pieno di materia animica.
E allora perché non ammettere, che l’ecologia del profondo, che l’ambiente stesso è intriso di anima, animato, inestricabilmente fuso con noi e non già sostanzialmente separato da noi?
La visione ecologica restituisce all’ambiente anche l’idea classica di “Provvidentia”: l’idea che il mondo provvede a noi, bada a noi, ci accudisce perfino. E ci vuole vedere intorno.
Predatori, tornado, tafani in giugno sono soltanto frammenti del quadro. Provate a pensare a quante cose buone e profumate ci sono, invece.
Credete che gli uccelli cantino solo per altri uccelli?
Questo pianeta respirabile, commestibile, bello e piacevole, rifornito e tanto in ordine invisibilmente, ci mantiene tutti grazie al suo sistema di sostegno alla vita.
Questa si che è cultura.L’ambiente, allora, sarebbe immaginato ben aldilà delle condizioni sociali economiche, aldilà di tutto l’impianto culturale, come comprendente ciascuna piccola cosa che si prende cura di noi ogni giorno: i nostri pneumatici, e la tazza di caffè e le maniglie delle porte ed il libro che ho in mano.
Diventa impossibile escludere come irrilevante questo pezzetto di ambiente a favore di quell’altro che invece avrebbe senso, come se si potessero disporre in ordine d’importanza i fenomeni del mondo.
Di importanza per chi?
Anzi, deve cambiare la nostra stessa nozione d’importanza; invece d’importante per me , penseremo: “importante per altri aspetti dell’ambiente”.
Ci domanderemo: “questa cosa fornisce nutrimento ad altra cose che ci sono intorno?”
Dà un contributo alle intuizioni del campo, di cui io sono soltanto una piccola effimera parte?Via via che si trasforma la nozione di ambiente anche il nostro modo di vede l’ambiente cambia.
Diventa sempre più difficile dividere con un taglio netto psiche e mondo, soggetto e oggetto, qui dentro e là fuori.Non so più con certezza se la psiche è dentro di me o se io sono nella psiche come sono nei miei sogni, nelle atmosfere del paesaggio e nelle strade della città, come sono nella “musica sentita così intimamente da non sentirla affatto, ma finche essa dura, tu sei la musica”. (T.S. Eliot) 
Dove finisce l’ambiente e dove incomincio io, e anzi come posso cominciare, senza essere in qualche luogo, coinvolto intimamente e nutrito dalla natura del Mondo?

                                        Dal libro:“Il Codice dell’Anima” di James Hillman
                                                                                                             
  
foto da web



lunedì 12 ottobre 2015

NON ESISTONO DECISIONI PERENNI


Non esistono decisioni perenni. Ogni decisione è il frutto dell'analisi che fai in quel preciso momento
in cui hai preso una posizione per quella situazione particolare o generale che sia.
Se cambiano le varianti alla base delle nostre considerazioni è persino ovvio che si debba e si possa cambiare idea.
Non esiste una corrispondenza tra essere coerenti e non cambiare mai la nostra visuale sulle cose.
Semmai, possiamo avvicinarci al nostro ideale interiore proprio quando ci permettiamo il cambiamento,allorchè lo stato precedente è ormai insoddisfacente o sterile.


Anna Maria Lombardi




giovedì 16 luglio 2015

UN SOGNO CHE SI REALIZZA.....

UN SOGNO CHE  SI REALIZZA......

Siamo felici di comunicarvi l'uscita del nostro libro di poesie "Moti dell'anima" che raccoglie alcune liriche di Anna Maria Lombardi e Marina Marini Danzi. 
Il libro e' ordinabile presso le principali librerie anche in formato e- book o direttamente da noi in cartaceo, via chat, mail o telefonicamente.
Ringraziamo tutti voi che ci avete fin qui seguito e sostenuto coi vostri “mi piace" e i vostri graditi commenti sulla pagina.
Un abbraccio di cuore ad ognuno di voi.


Marina Marini Danzi 
tel 334 3397912
mail marinimarina20@gmail.com
Anna Maria Lombardi
tel 333 2562492
mail lombardi._annamaria@alice.it

Accedete tramite il link alla pagina del libro per leggere...cosa pensano di noi.
Grazie



martedì 31 marzo 2015

LA PAURA



Seneca asseriva che "le nostre paure sono molto più numerose dei pericoli concreti che corriamo. Soffriamo molto più per la nostra immaginazione che per la realtà".
La paura fa parte delle emozioni fondamentali e se emerge di fronte ad un vero pericolo ci salva la vita. Diventa fonte di malessere quando non è legata ad un evento minaccioso che intacca la nostra integrità e permane nel tempo. Questa emozione non va tenuta nascosta,ma riconosciuta, portata fuori di noi, elaborata. Riconoscere la paura vuol dire per prima cosa riconoscere di provarla, poi per che cosa o quale evento la scatena. Una semplice domanda che possiamo formularci,con la relativa risposta, a questo punto è: questa cosa o questo avvenimento sta effettivamente attentando alla mia vita fisica oppure alla mia sfera psicologica? Per riconoscere la paura abbiamo bisogno di attraversarla almeno un poco,lasciare che avvenga, concederci di viverla. Meglio se fino in fondo e senza alcun giudizio. Se solo fossimo capaci di questo, piano piano  la paura diminuisce, fino in molti casi scomparire. Questo processo e la consapevolezza che ne deriva, può aiutare in taluni casi a stare meglio e se decidiamo di approfondire, ci aiuta ad orientarci verso una richiesta di aiuto da parte di persone esperte nel trattamento di questa tematica.
Anna Maria D.ssa Lombardi


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foto da web

martedì 24 marzo 2015

IL SUCCESSO


IL SUCCESSO può essere raggiunto da tutti e tale proposito propongo la storia di Tom Dempsey, un ragazzo americano nato disabile.

<<Tom è nato col piede destro formato a metà e con un moncherino al posto del braccio destro. Da ragazzo voleva fare uno sport come tutti i suoi coetanei, ma soprattutto gli piaceva giocare a football americano. Dato che questo era il suo desiderio, i genitori ordinarono un piede artificiale di legno, da incastonare in una scarpa speciale, affinché il ragazzo potesse colpire la palla. Ora dopo ora, giorno dopo giorno, Tom si allenava a calciare la palla col piede di legno. Provava instancabilmente e da distanze sempre maggiori a rilanciarla verso la meta. Divenne talmente abile che fu ingaggiato dai New Orleans Saints. L'urlo dei 66.910 tifosi venne udito in tutti gli Stati Uniti quando, negli ultimi due secondi della partita, Tom Dempsey calciò  con il piede di legno  la palla che, battendo il record delle 63 iarde, realizzò la meta che diede la vittoria ai Saints sui Detroit Lions per 19 a 17. Fu la meta più lunga mai realizzata in una partita fra professionisti. «Siamo stati battuti da un miracolo», disse Joseph Schmidt, l'allenatore dei Lions. In effetti, molti lo considerarono un miracolo, o una preghiera esaudita. «Non è stato Tom Dempsey a fare meta, ma Dio in persona», puntualizzò Wayne Walker, il seconda linea dei Lions.”>>

Cosa ci insegna questa storia?

Questa storia ci suggerisce che possiamo aspirare al successo,indipendentemente se sani o se siamo portatori di un qualche handicap ,sempre se lo desideriamo veramente e se seguiamo i passi necessari.
Tutti possiamo imparare ed applicare questi principi, persino i bambini.

Quali sono questi Principi?

-La ricompensa sta nel raggiungimento degli obiettivi che ci siamo prefissati.
- Il successo favorisce chi adotta il pensiero positivo  e mantiene un tale atteggiamento mentale.La persona di successo è consapevole che senza alcuna pratica non si ottiene nulla o poco e pertanto si esercita con la pratica.
 - Una volta fissati gli obiettivi da raggiungere, gli sforzi ci saranno, ma saranno come un gioco e via via che ci addestriamo diverranno sempre più lievi.
-La disposizione mentale positiva aiuta a vedere nelle eventuali contrarietà delle opportunità a nostro favore.
- “Il più grande potere umano risiede nella forza della preghiera.” Questa si può anche intendere come fede,  ossia,certezza interiore  di riuscita nella realizzazione dell’obiettivo scelto.
-L’obiettivo da realizzare è bene che sia realistico e che sia sempre rispondente a quello che veramente desideriamo.

Possiamo volare e raggiungere le alte cime solo se abbiamo la fiducia di spiccare il volo.


Anna Maria D.ssa Lombardi


Bibliografia:
Napoleon Hill-W.Clement Stone,Il successo attraverso l’atteggiamento mentale positivo,Ed. Gribaudi 

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sabato 21 febbraio 2015

RIFLESSIONE SULLA RABBIA


Foto da web


Esprimo il mio parere sulla rabbia. Essa è una emozione e come tale è sano viverla,attraversarla per il tempo necessario che non vuole dire agirla,comprendere i motivi che l'hanno scatenata e quindi elaborarla.Se la sopprimiamo essa non scompare,ma resta dentro l'individuo e di lì continua la sua azione accompagnandosi al rancore e all'odio o trasformandosi in essi, manifestandosi successivamente o con il comportamento o con i sintomi .Ciò che non vogliamo vedere e non accettiamo persevera diceva il grande Jung! Con il tempo,con la maturità e la comprensione siamo in grado di contenere i suoi effetti e saranno mano mano sempre meno destrutturanti ed incidenti.Come si può intuire anche il nostro modo di affrontare la vita e le relazioni muteranno in meglio se l'accettiamo.
L'emozione della rabbia fa parte delle emozioni fondamentali dell'uomo.Essa e' universale e ci è stata data a salvaguardia della vita stessa, manifestandosi come una difesa di fronte ad una minaccia.Quindi, ritengo sia una pretesa assurda quella di negarne l'esistenza o sopprimerla nel nome dell'amore incondizionato.Sopprimere la rabbia non è amore verso se stessi e non è amore verso il mondo.Comprenderla e come dicevo trasformarla occupando le energie liberate in qualcosa di costruttivo, se è possibile farlo, fa parte del processo di vera crescita e poco importa se la chiamiamo spirituale o personale anche perchè sono solo etichette e non cambia nulla a livello di risultati nei termini di benefici.



Anna Maria dott.ssa Lombardi



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venerdì 16 gennaio 2015

LA CRITICA




Emettiamo giudizi sugli altri spesso acriticamente.Proiettiamo la nostra ombra senza soffermarci a chiedere a noi stessi se quello che stiamo dicendo corrisponde a noi più che all'altro/a.
Ci vuole coraggio nell'auto osservazione dei nostri processi interni,di porci domande lucide ,di ammettere di essere quello che non vogliamo vedere in noi unitamente agli aspetti gradevoli di noi stessi.Ci vuole umiltà ad accettare che conosciamo ben poco di noi stessi e che l'altra persona in quel momento null'altro  che un maestro/a che si sta prestando a vivere la funzione di specchio per aiutarci,anche se non consapevole. 
Prima di criticare non dobbiamo fare altro che crearci uno spazio di riflessione interna e rispondere, lucidamente a noi stessi e alla nostra flebile e delicata voce interiore, alla domanda se quello che osserviamo ci appartiene in qualche modo;se e quando, anche sotto altre vesti,non abbiamo avuto noi medesimi quel tale comportamento o difetto, additato negli altri. 
Una volta trovata la risposta è doveroso verificare se questa debolezza noi l'abbiamo veramente superata.
Solo allora potremmo pensare di averne il diritto .Arrivati a questo punto,solitamente rinunciamo a criticare perchè abbiamo imparato qualcosa non tanto dell'altro,ma di noi, che potremo volendo modificare nel futuro quando se ne presenteranno le occasioni ed abbiamo riconosciuto un poco del nostro essere umanità.In fondo questo è il senso della luce che illumina un pezzettino della nostra ombra o oscurità individuale.


Anna Maria dott.ssa Lombardi

(c) diritti riservati 





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foto da web

martedì 6 gennaio 2015

UNA RIFLESSIONE SUL LAVORO


 UNA RIFLESSIONE SUL LAVORO


E che cosa significa lavorare con amore?
significa tessere un abito con fili tratti dal vostro cuore,
come se dovesse indossarlo il vostro amato.
Significa costruire una casa con dedizione, come se dovesse abitarla il vostro amato.
Significa impregnare tutte le cose che fate del soffio del vostro spirito.
E sapere che tutti i morti benedetti vi stanno vicino e vigilano.

Spesso vi ho sentito dire, come se parlaste nel sonno :
"Chi lavora il marmo e scopre la forma della sua stessa anima nel sasso, e' piu' nobile di chi ara la terra. E chi cattura l'arcobaleno per deporlo sulla tela a riproduzione d'uomo, e' piu' di chi fabbrica i sandali per i nostri piedi"
Ma io dico, e' nella veglia del mezzogiorno, e non nel sonno che vi renderete conto che il vento parla dolcemente, e in ugual modo, tanto alle querce giganti, quanto al piu' piccolo filo d'erba;
E che grande e' solo colui che trasforma la voce del vento in una canzone resa piu' dolce dal proprio sentimento.

Il lavoro e' amore reso visibile.
e se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con avversione, meglio e' che lasciate il vostro lavoro e che vi sediate alla porta del tempio per ricevere elemosine da chi lavora con gioia.
Poiche' se cuocete il pane con indifferenza, cuocerete un pane amaro che nutre l'uomo solo a meta'.
E se pigiate l'uva di malavoglia, il vostro malanimo distillera' veleno nel vino.
E se non amate il canto, sebbene cantiate come angeli, smorzerete alle orecchie dell'uomo le voci del giorno e le voci della notte.

Tratto Da "Il Profeta " K. Gibran

mercoledì 31 dicembre 2014

2015 I NOSTRI AUGURI




Un anno è null'altro che un bit di esperienza nella coscienza dell'Universo di cui noi siamo
servitori ed attori.Per questo lasciamo al suo destino quella ormai fatta e salutiamo la nuova, che affronteremo sempre con l'animo del guerriero quale che  siano le nostre condizioni. 

BUON ANNO AMICO,AMICA.

Per il 2015 ti auguriamo di avere un'altra esperienza con toni nuovi e divertenti!
Un'abbraccio da cuore a cuore.


Anna Maria Lombardi e Marina Marini Danzi




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foto di Marima Marini Danzi

martedì 30 dicembre 2014

IL CAMBIAMENTO, 10 frasi per riflettere e meditare


Panta Rei os potamòs: “ tutto scorre come un fiume” diceva Eraclito. La vita è cambiamento e dinamismo e questo dovrebbe essere la condizione normale di ognuno quando siamo fluidi nei comportamenti e nelle decisioni ed assecondiamo il flusso della stessa.Il fatto che non ci permettiamo di cambiare e restiamo rigidamente attaccati a situazioni e cose ormai superate ed insoddisfacenti,invece di lasciarle correre ed essere quelle che sono nella realtà; il modo in cui ci aggrappiamo ai vecchi ricordi invece di crearcene di nuovi; l’attaccamento alle credenze che sentiamo obsolete, non è per nulla naturale.
La resistenza al cambiamento è sostenuta dalla paura del nuovo,dell’ignoto, dovendo noi abbandonare una parte conosciuta per qualcosa ancora di non chiaro a noi stessi. E’ un correre il rischio che presuppone una buona autostima e fiducia che il cambiamento apporterà delle migliorìe nel futuro. Va da se che per prima cosa ci vuole la motivazione a volere cambiare e trovare il nostri modi e strumenti per farlo. Non necessariamente deve essere attraverso una terapia psicologica,ma possono esserci vie diverse, dalla lettura di libri di auto-aiuto,allo Yoga,alla meditazione,ed altro. Anche il modo come viviamo il cambiamento dipende da noi. Possiamo sentirlo come una morte o possiamo sentirlo come una vera e propria rinascita.



Qui sotto suggerisco 10 frasi su cui meditare e riflettere:

• “Chi vuole veramente qualcosa trova una strada. Tutti gli altri una scusa,” (Proverbio africano)

• “Spesso noi continuiamo a soffrire senza fare uno sforzo per cambiare; ecco perché non troviamo pace durevole e appagamento. Se noi perseverassimo, saremmo certamente capaci di superare tutte le difficoltà. Dobbiamo fare lo sforzo, perché possiamo passare dalla miseria alla felicità, dallo sconforto al coraggio.” ( Paramansa Yogananda )

• “Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare nasce da un minuscolo germoglio.Una torre alta nove piani incomincia con un mucchietto di terra di terra.
Un lungo viaggio di mille miglia si comincia col muovere un piede.” ( Lao Tse)

• "Così come il caos tumultuoso di un temporale porta una pioggia nutriente che consente alla vita di fiorire, anche nelle vicende umane i momenti di progresso sono preceduti da momenti di disordine. 
Il successo arride a coloro che sono in grado di resistere alla tempesta" ( I Ching ) 

• “Non ti agitare, non ti spaventare; ogni cosa si chiarirà. Non ti turbare, non ti allarmare; ogni cosa si sistemerà. Questa è la Via della legge naturale. Quando i saggi nutrono il loro spirito, utilizzano con delicatezza la loro energia e procedono sulla Via. In questo modo seguono l'evoluzione di tutte le cose e rispondono ai cambiamenti di tutti gli avvenimenti.” (Lao Tse)

• “Nessun uomo entra mai due volte nello stesso fiume, perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo.” (Eraclito)

• “Il potere è la capacità di raggiungere degli scopi. Il potere è la capacità di effettuare dei cambiamenti.” (Martin Luther King)

• "Non aspettare il momento opportuno: crealo." (G. B. Shaw)

• “Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto” (A. Robbins)

• "Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile"
(San Francesco d'Assisi )



Dott.ssa Anna Maria Lombardi



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giovedì 25 dicembre 2014

BUON NATALE

Non aspettiamoci che ci siano persone in grado di fare grandi cose per cambiare il mondo. Iniziamo noi con costanza dalle piccole cose che possiamo fare quotidianamente: un sorriso,un'abbraccio,una parola buona verso una persona,un apprezzamento di un lato dimenticato e messo in luce quanto tutto farebbe dire il contrario,un atto gentile rivolto verso di noi e verso gli altri...alla natura,agli animali...l'ascolto senza giudizio,una pacca sulla spalla,una franca stretta di mano... In modo da dichiarare la nostra presenza,ma restando se necessario in disparte e a disposizione, se siamo in grado e se richiesto...In fondo,a parte il credo religioso di ognuno di noi, questo è il Natale e può esserlo tutti i giorni della nostra vita! Anna Maria Lombardi foto:web Visita la nostra Pagina Facebook:Psicologia.fiori di Bach e dintorni

venerdì 19 dicembre 2014

LA CREATIVITA' E' ESPRESSIONE DELLA VITA'

Una delle caratteristica presente fin dall'inizio della vita e ad essa legata è la creatività,immensa nei piccoli e sempre più sacrificata procedendo verso l'età adulta, per via della educazione che spesso reprime questa qualità in modo più o meno grave. Cosa inibisce la creatività nei bambini e perchè molti bambini perdono l'entusiasmo prima della fine del ciclo scolastico pur avendolo iniziato con tanta gioia?Perchè la stragrande maggioranza delle persone adulte non riconosce di essere creativa? Esistono alcune inibizioni psicologiche che frenano la creatività,con conseguenze successive anche in età adulta.Daniel Goleman nel suo libro lo Spirito Creativo riporta alcuni principii che la dottoressa Amabile ha individuato essere dei killer veri e propri,qualora usati nei confronti dei bambini nelle loro attività. Vediamo quali sono: "SORVEGLIANZA Significa incombere sui bambini facendo sentire loro che sono costantemente osservati mentre lavorano. Quando un bambino è sotto costante osservazione, l'impulso creativo - la capacità di arrischiare qualcosa di nuovo- va a nascondersi sottoterra. VALUTAZIONE Significa infondere eccessiva preoccupazione del giudizio altrui. I bambini dovrebbero preoccuparsi principalmente di essere soddisfatti del risultato raggiunto e non concentrarsi sul modo in cui sono valutati dagli altri, o da quello che penseranno di loro i compagni. RICOMPENSE Questo errore consiste nell'eccessivo uso di premi come stelle d'oro, denaro o giocattoli. se si fa uso eccessivo delle ricompense essi depriveranno il bambino del piacere intrinseco nella sua vita creativa. COMPETIZIONE Significa mettere i bambini in una situazione senza via d'uscita nella quale o si vince o si perde, e dove solo una persona può arrivare al vertice. Invece il bambino dovrebbe essere lasciato progredire seguendo il proprio ritmo. ECCESSIVO CONTROLLO Consiste nel dire bambini esattamente come devono fare i compiti, come devono aiutare in casa e perfino come devono giocare. Genitori e insegnanti spesso confondono il compito di istruire con questa specie di microgestione questo atteggiamento induce i bambini a credere che ogni originalità sia un errore e ogni esplorazione una perdita di tempo. LIMITARE LE SCELTE Significa dire ai bambini quale attività dovrebbe prendere invece di lasciare che essi vadano da soli dove li portano la curiosità e la passione. Sarebbe molto meglio lasciare che il bambino scelga quel che interessa e poi sostenerlo mentre segue la sua inclinazione. PRESSIONE Consiste nel creare aspettative grandiose intorno alla prestazione di un bambino. Ad esempio quelle forme di istruzione forzata -che costringono i piccini a malapena in grado di reggersi in piedi ad imparare l'alfabeto la matematica molto prima che la cosa realmente li interessi - possono facilmente fallire finendo per istillare nel piccolo una vera avversione per la materia così imposta."

Dott.ssa Anna Maria Lombardi

Bibliografia: Daniel Goleman,Spirito creativo,Ed.Rizzoli

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venerdì 28 novembre 2014

LA CREATIVITA’ NELL’ADULTO: SIAMO TUTTI LEONARDO?
COSA FARE PER SVILUPPARLA O PER SOSTENERLA? 



Quali sono le basi comuni tra la creatività di un bambino e quella di un’adulto? La creatività è presente solo in alcuni fortunati o è una capacità che conserviamo tutti,anche se nel tempo è stata sacrificata? In che modo eventualmente la possiamo recuperare e sviluppare?
La creatività non è altro che un’intelligenza che si diverte diceva Albert Einstein.
La creatività è il modo originale ed innovativo di accostare elementi conosciuti e sparsi,magari in campi lontani uno dall’altro per trarne un risultato a beneficio di se stessi e degli altri. E’ una dote ancora in gran parte misteriosa e di sicuro interesse di studio successivi.
Nel passato si credeva che solo poche persone geniali ne fossero dotati. I primi lavori scientifici su questo tema sono stati fatti da Henri Poincaré (1854/1912). Oggi esistono numerosi studi che confermano la tesi della presenza di questa capacità in tutti gli essere umani anche se in modo diversificato .La creatività è quindi una qualità dell’uomo, senza la quale non sarebbe stato possibile alcuno sviluppo tecnico,scientifico,dell’arte e delle civiltà. 
Tutti noi abbiamo avuto l’esperienza della nascita e del particolare, strettamente individuale,primo rapporto che si istaura tra il bambino e sua madre. Seguono varie fasi che portano alla percezione nel piccolo di essere distinto e separato dalla madre. E’ una evoluzione lenta di stadi di separazione-individuazione che copre i primi tre anni di vita, che iniziano all’incirca verso i cinque mesi quando si incontra quella che Margaret Mahler ha chiamato “la nascita psicologica”. Un tempo dove si istaura un legame specifico con la propria madre. 
Dal periodo di fusione con essa, dove il piccolo si crede tutt’uno con la madre sempre disponibile ad ogni bisogno di nutrimento e di accudimento e contemporaneamente la mamma sostiene l’illusione di onnipotenza di essere lui a creare la realtà esterna che risponde come per magia ad ogni suo bisogno, si perviene alla fase dove ella sostiene l’illusione che ciò che egli percepisce è una sua fantasia e che la madre è sempre presente anche quando si allontana. Viene a crearsi quello spazio chiamato da Donald Winnicot “area transazionale”,un’area di esperienza che è tra il mondo interno e il mondo esterno,Questa è sua prima esperienza immaginativa e creativa in un area di assoluta libertà di gioco e creazione. Questa è una “zona che non abbandonerà mai definitivamente, ma a cui continuerà ad attingere per tutta la vita. Qui prende forma e si sviluppa tutto ciò che, con il tempo, andrà a sostituirsi al gioco: il vivere immaginativo, il lavoro creativo scientifico.”
Stabilito che siamo tutti Leonardo e che non lo sappiamo,vediamo le varie fasi del processo creativo:

1- RACCOLTA di tutto ciò che esiste sull’argomento senza limitazioni o filtro.Fase immaginativa,di recettività,ascolto,apertura ed assenza di pregiudizio sull’argomento o problema.
2- INCUBAZIONE,elaborazione ed assimilazione delle informazione.E’ una fase passiva e i processi sottostanti sono inconsci(Corrisponde al detto ci dormo sopra) . L’inconscio è per natura più predisposto all’intuizione, ed è anche il magazzino di tutte le conoscenze,sentimenti ed emozioni.
3- FANTASTICARE senza pensare nulla di particolare in modo da rendere la mente recettiva alle intuizioni.
4- ILLUMINAZIONE quando ci si immerge nel problema e dopo avere fantasticato un po’ su di esso èuà arrivare la soluzione come se provenisse dal nulla. E’ la fase dell’evviva…eureka!
5- CONCLUSIONE, quando l’intuizione (illuminazione) viene tradotta in azione. Qui si conclude l’atto creativo.

TRUCCHI per sostenere o sviluppare la creatività:

• Diario per appuntare pensieri ed idee in qualsiasi momento.
• Mettersi in azione. L’eureka non arriva da sola se non dopo avere ricercato e      sperimentato.
• Permettersi il contatto l’ascolto di se stessi.
• Permettersi di sbagliare.
• Non crearsi scadenze,altrimenti lavoriamo per obiettivo e ciò contrasta il processo creativo.
• Usare l’immaginazione.
• Cercare nuove soluzioni allineando quello che si conosce.
• Trascorrere tempo con le persone creative,con più interessi;fare cose nuove come fare  viaggi,ascoltare concerti,visite musei, ecc…
• Astenersi periodicamente da ogni tipo di media
• Giocare (il gioco mette in contatto con il bambino interno).
• Non procrastinare,portare sempre a termine le cose iniziate anche se piccole.

Dott.ssa Anna Maria Lombardi




Bibliografia: 
Daniel Goleman-Micael Ray-Paul Kufman,Lo spirito creativo,Ed.Rizzoli,1999
Judith Viorst,Distacchi,Ed.Frassinelli,1987
Jules Henri Poincaré,Scienza e metodo,Einaudi, 1997 ( a cura di Claudio Bartocci)
sitografia: 
www.nuke.cstcs.it
www.psicoterapiapsicologia.it
www.europa.uniroma3.it
www.treccani.it
www.nuovoeutile.it




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venerdì 14 novembre 2014

AUTOSTIMA



L'autostima non dipende solo dai risultati che otteniamo nella realizzazione di ciò che facciamo,ma anche dal nostro particolare modo di comunicare con noi stessi 
e con gli altri. Abbiamo acquisito determinate abitudini, che poi automaticamente e con poca consapevolezza di come si svolge il nostro dialogo interno ed esterno,manteniamo.
Prescindendo dalle motivazioni alla base del perchè diciamo e ci diciamo alcune cose piuttosto che altre,possiamo iniziare a fare attenzione alle parole ed ai concetti che esprimiamo e poi trovare una strategia per mutare il nostro linguaggio senza per questo dire il falso su di noi ed essere incoerenti con il nostro sentire del momento. 
Non è la stessa cosa dire: sono una frana o ce l'ho messa tutta e la prossima volta sono sicuro che andrà meglio,visto che un qualche impegno lo abbiamo messo? Oppure, sono una nullità o un incapace oppure dire che ho uno o alcuni aspetti di me che forse è meglio che valuti meglio e se posso vedrò come migliorare,visto che è impossibile che una persona non sia capace di fare proprio nulla? O ancora, sono proprio orrendo o brutto ed ho alcuni particolari della mia immagine che mi piacciono poco,ma posso vedere come valorizzare i miei aspetti più belli,visto che è impossibile che l'intera figura non abbia almeno un centimetro che possa piacere?. In tal modo inizieremo a fare entrare nella nostra coscienza un messaggio non più totalmente negativo e cambieremo con il tempo anche ciò che comunichiamo agli altri di noi in quanto persona e soprattutto incominceremo a toglierci quella cappa di giudizi pesanti che condizionano non poco la nostra autostima e la nostra autopercezione.


Anna Maria Dott.sa Lombardi



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mercoledì 12 novembre 2014

Si può vivere una vita senza conflitti?



Una vita senza alcun conflitto per noi umani è pressochè impossibile,salvo forse che per qualcuno di veramente illuminato, che ha raggiunto uno stato di realizzazione e individuazione totale.
Vediamo,sentiamo e viviamo conflitti ai vari livelli,a volte personali e intrapsichici,altre volte nelle relazioni ed altre ancora, più in generale, nella o con la società intera. 
Una delle caratteristiche è la presenza dell'emozione della rabbia che sostiene ogni litigio e ogni recriminazione.Un motivo per cui si arriva ad alzare la voce,ad offendere,ad accusare...sta nel non essere abituati a spiegare le proprie ragioni in modo che sia chiara la richiesta,ma cosa ancora più importante,nel non essere in grado di comunicare quello che si prova in se stessi e per l'altra persona coinvolta.In poche parole.la conoscenza della propria emotività,della propria intelligenza emotiva,è deficitaria e che col tempo andrebbe risolta.Vi e' anche un'altro aspetto osservabile nel conflitto ed è l'assenza, magari momentanea, di empatia, la non predisposizione all'ascolto,la chiusura e spesso anche la contemporanea incapacità a vestire i panni dell'altro.
Cosa fare? 
Nei momenti di maggiore problematicità,ma lo dovremmo fare sempre,è necessario rispettare i tempi di ognuno dei contendenti la discussione;non sovrapporsi a quello che dice l'altro ed aspettare che termini l'esposizione del proprio punto di vista.
Darsi del tempo per "sentirsi" e per potere,se lo decidiamo, comunicare quello che sentiamo "veramente" dentro di noi stessi in termini di sensazioni,emozioni e sentimenti e non prima di avere valutato il modo in cui ha risuonato quello che l'altro ha detto. Solo dopo tutto questo processo potremo tradurre a parole,ma per fare questo dobbiamo risponderci alla domanda se quello che siamo per dire corrisponde effettivamente a quello che abbiamo sentito e vissuto nel momento dentro di noi.
Sebbene quanto fin qui detto sembri difficile,proviamo a spiegare ed a esprimere invece di attaccare o di fuggire. In questo campo,non sempre è vero il detto che "la migliore difesa è l'attacco",stando che l'attacco esprime di frequente una paura,magari neppure mai sospettata.

(Anna Maria Lombardi)


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foto di Gloria Blooms



lunedì 10 novembre 2014


LA RELAZIONE…E’ POSSIBILE MIGLIORARLA? 


La relazione è un rapporto, un legame ,un vincolo di reciprocità, in cui acquista un notevole significato la qualità del vissuto di ogni suo partecipante (esiste anche una relazione che noi tratteniamo con noi stessi ,ma di questa parleremo in un’articolo futuro). Nel rapporto con l’altro l’uomo si riflette,si definisce,si differenzia,diventa soggetto. L’Io può esistere solo in funzione ad un Tu,ad un altro da me e non solo come atto di conoscenza,ma come bisogno di riconoscimento, di ricevere cure ed amore,nel senso più ampio del termine. 
Le persone quando si incontrano portano con sé un bagaglio di esperienze vissute, fin dalla primissima infanzia, nelle famiglie di appartenenza dove hanno acquisito i modelli di relazione che poi tenderanno a riemergere durante i rapporti successivi, soprattutto se hanno implicazioni affettive durature. A queste esperienze si accompagnano e si intersecano tutte le altre affrontate nella frequentazione sociale:scuola,adulti con ruoli significativi,coetanei,ricreazione,rapporti con l'altro sesso,lavoro...ecc. In estrema sintesi possiamo dire che ognuno di noi è portatore di modelli di riferimento,di saperi,di abitudini,di credenze, di bisogni e di aspettative più o meno coscienti.
Nessun rapporto umano può crescere se non c’è rispetto ed educazione e questo è valido anche e a maggior ragione per il rapporto a due. Quando un’Io si confronta con un Tu i conflitti sono inevitabili,e dipende da ognuno di noi,dalla nostra maturità, saperli affrontare,superarli e sapere trarre i giusti insegnamenti di crescita e di sviluppo,ma per farlo dobbiamo imparare ad aprirci all’altro,accogliere le sue istanze,comprendere i suoi bisogni e rispettare la diversità.
L’uomo e la donna hanno un differente modo di approccio ai sentimenti che turbano le loro relazioni, in particolare modo quelle che presentano gradi diversi di conflittualità. Essi hanno generalmente bisogno di sintonizzare le loro emozioni dell’uno rispetto all’altro. Esiste però un problema non di poco conto: gli uomini e le donne hanno un modo di sintonizzare le emozioni differenti così come lo sono le attitudini mentali e il loro modo di comunicare i sentimenti. E, mentre la donna è più portata verso una propria maggiore intimità ed una comunicazione verbale ed intuitiva dei sentimenti,l’uomo ha una più naturale propensione per la logica e per l’ attività spazio-temporale. 
Nonostante tutto è possibile modificare il nostro modo di stare in una relazione,“sembra, infatti, che le relazioni interpersonali abbiano il potere di influenzare in modo significativo lo sviluppo delle strutture cerebrali nel corso dell’intera esistenza umana e in particolare nei primi anni di vita. Le relazioni con gli altri, le quotidiane esperienze interpersonali, cioè, possono contribuire a plasmare il cervello umano, «provocando l’attivazione di determinati circuiti, consolidando collegamenti preesistenti e inducendo la creazione di nuove sinapsi”.

SOLO ALCUNI SUGGERIMENTI

Daniel Goleman nel suo libro “ Intelligenza emotiva”suggerisce all’uomo di non evitare il conflitto,ma di capire che una rimostranza o un disaccordo e i toni accalorati usati tante volte dalle donne all’interno della relazione potrebbe anche indicare,salvo casi particolari, l'interesse a mantenere vivo e interessante il rapporto , piuttosto che significare una aperta ostilità verso il patner, esse mostrano l’intensità di ciò che sentono e percepiscono circa l’argomento della discussione. 
E’ sempre bene elaborare il rancore da parte dei costituenti la relazione, come del resto andrebbe fatto anche per le altre emozioni,soprattutto se negative ed evitare così l’effetto di scoppio della pressione emotiva. Per l’uomo è importante non precipitarsi a chiudere,tagliar corto ed offrire soluzioni belle e pronte, che darebbe alla donna l’impressione di non essere compresa nei propri sentimenti e svilita,bensì di mostrare di“ascoltarla”,di“empatizzare”con lei ed “ac-cogliere” i suoi sentimenti anche quando questi sono intensi o non si condivide la stessa opinione. Una soluzione bella e pronta può essere interpretata dalla donna come un modo sbrigativo di liquidare il proprio sentire dal punto di vista emozionale e di non essere presa in considerazione in quanto persona.
Empatia ed accoglienza sono un valore per una sana relazione e riguarda entrambi i patners componenti la relazione.
Le donne dovrebbero imparare,a loro volta, ad usare la protesta,far presente la o le cose che l’hanno ferite e non attaccare in alcun modo la persona comprendendo,tanto per fare un esempio, che un conto è dire:quello che hai fatto mi ha disturbata,mi ha causato malessere e un conto è dire sei un’irresponsabile come sempre.
Imparare a riconoscere e gestire i pensieri e i sentimenti che hanno portato al tipo di espressione forte e totalizzante e lasciarli correre per la loro strada,senza legare alcun ragionamento ad essi. Mettere in evidenza le volte che la persona ha avuto un buon comportamento o è stata amorevole o delicata nei loro confronti. 
Uno dei segreti in una discussione consiste nel dare spazio all’altro,lasciare che spieghi fino in fondo ciò che vuole dire circa l’argomento. L’ascolto se è vero e senza stare sulle difensive, fa già parte del riconoscimento dei sentimenti dell’altro e del rispetto dovuto alla persona. Ascoltare e lasciare parlare,rispettare i turni d’intervento riguardano sempre tutti e fanno anche parte di una comunicazione efficace.

PER RIFLETTERE: alcune frasi di vari autori

• Non si diventa “uomini completi” da soli, ma unicamente assieme ad altri. 
(D. Bonhoeffer)
• Lo scopo della relazione è la sua stessa essenza, ovvero il contatto con il Tu; poiché attraverso il contatto ogni Tu coglie un alito del Tu, cioè della vita eterna. Chi sta nella relazione partecipa a una realtà, cioè a un essere, che non è puramente in lui né puramente fuori di lui. Tutta la realtà è un agire cui io partecipo senza potermi adattare a essa. Dove non v'è partecipazione non v'è nemmeno realtà. Dove v'è egoismo non v'è realtà. La partecipazione è tanto più completa quanto più immediato è il contatto del Tu. È la partecipazione alla realtà che fa l'Io reale; ed esso è tanto più reale quanto più completa è la partecipazione. 
(M.Buber)
• I rapporti umani sono spesso un disastro perché gran parte dell'umanità non capisce che entrare nel cuore delle persone non è una conquista ma una straordinaria opportunità.
(Anonimo)

• Lo scopo di una relazione è di decidere quale parte di voi stessi vi piacerebbe che «venisse allo scoperto», non quale parte di un altro ,voi potreste catturare e trattenere. (Neale D.Walsch) 
• In una relazione ci sono due sognatori, son due differenti sogni.E’ necessario che tu accetti le differenze…è necessario che tu rispetti i sogni dell’altro.
(Don Miguel Ruiz)

• È nel rapporto con gli altri che si prende coscienza di sé: ed è proprio questo a rendere insopportabile il rapporto con gli altri. 
(M. Houellebecq)

• Chi crede di poter trovare in sé stesso di che fare a meno di tutti si sbaglia di grosso; ma chi crede che non si possa fare a meno di lui si sbaglia ancora di più.
François de La Rochefoucauld

• Nessuno comprende l’altro. Siamo, come ha detto il poeta, isole nel mare della vita; tra noi si inserisce il mare che ci limita e separa. Per quanto una persona si sforzi di sapere chi sia l’altra persona, non riuscirà a sapere niente se non quello che la parola dice – ombra informe sul suolo della sua possibilità di intendere.
(F. Pessoa)

• Inizia con elogi e onesto apprezzamento. Richiama l'attenzione sugli errori altrui indirettamente. Parla dei tuoi stessi errori prima di criticare le altre persone. Poni delle domande invece di dare ordini diretti... Rendi le mancanze facili a correggersi. Fai in modo che gli altri siano felici di fare ciò che suggerisci. 
(Dale Carnegie)

• Non c'è speranza di gioia ad eccezione che nelle relazioni umane. 
(Antoine de Saint-Exupery)

e per finire Carl Rogers diceva che...

"tutti abbiamo paura di cambiare. Una delle ragioni principali della resistenza a comprendere, è la paura del cambiamento: se veramente mi permetto di capire un'altra persona, posso essere cambiato da quanto comprendo."

Dott.ssa Anna Maria Lombardi 

Bibliografia:
Pietro A.Cavallieri-Andreas Tapken, , La relazione di reciprocità e l’altro nella psicologia contemporanea,in Saggi e ricerche,Ed.Nuova Umanità,2004
Carla Anna Durazzi,Aspetti psicologici delle relazioni quotidiane,relazione incontro organizzato dal Comune di Milano,1994
Daniel Goleman,intelligenza emotiva,Ed.Rizzoli,1996

Sitografia: 
www.stateofmind.it
www.benessere.com

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